Non esiste una risposta giusta
che vale per tutti.
Esiste una domanda giusta che vale per te, in questo momento, in questo contesto.
Questo è il punto da cui parto, sempre.
Le storie che ci raccontiamo
Tramite la Teoria dei Costrutti Personali di George Kelly, lavoro su come persone e gruppi costruiscono significato: i modi personali con cui leggono sé stessi, gli altri, i contesti in cui vivono e lavorano.
Diamo senso al mondo tramite un nostro personale sistema di costrutti che si sviluppa a partire dalla nostre esperienze e ci aiuta a navigare la vita. E’ come avere addosso degli occhiali con lenti colorate da cui vediamo il mondo. Determinano cosa vediamo, cosa ignoriamo, come reagiamo. E si modificano, se c’è spazio per farlo.
Cambiare uno scenario, personale, organizzativo, educativo, significa poter raccontare diversamente chi si è e che futuro è pensabile. Non perché la realtà cambi da sola. Ma perché cambiano le domande che ci facciamo su di essa.
Le evidenze, non le mode
Quello che non torna in molti interventi psicologici e formativi non è la buona intenzione. È la mancanza di sostanza sotto.
Uso strumenti e metodi che affondano le radici nella letteratura scientifica.
Li traduco in decisioni comprensibili e percorsi che reggono alla prova della realtà. Senza seguire trend passeggeri. Senza promettere quello che non si può garantire.
L’esperienza come materiale di lavoro
Ogni progetto è un’occasione per vivere qualcosa insieme.
Quello che accade in aula, nei gruppi, negli incontri individuali non è rumore di fondo. È il materiale più prezioso. Lavoro su quello, secondo un ciclo che va dall’esperienza alla riflessione, dai significati alle azioni nuove.
È lì che avvengono i cambiamenti reali. Non quando si ascolta. Quando si fa, e poi ci si ferma a guardare cosa è successo.
La cura del processo
Come si fanno le cose è tanto importante quanto cosa si fa.
Cura del linguaggio, dei tempi, dei confini, delle relazioni di fiducia. Attenzione concreta a come si raccolgono e restituiscono i dati, a come si coinvolgono le persone, a come si aprono e si chiudono i percorsi.
Non come formalità. Come condizione perché il lavoro valga davvero la pena di essere fatto.