Cosa possiamo imparare da Michael Scott sulla Leadership

Michael Scott, personaggio protagonista della famosa serie tv The Office, ha qualcosa da insegnarci sulla Leadership.
Leadership by Michael Scott
THE OFFICE: “Valentine’s Day” – Photo by: Paul Drinkwater/NBCU Photo Bank

Michael Scott, personaggio protagonista della famosa serie tv The Office, ha qualcosa da insegnarci sulla Leadership. Capo ufficio che può spesso apparire folle e inadeguato al ruolo assegnatogli, si rivela sovente la persona giusta al posto giusto. Da lui possiamo prendere degli spunti per rendere il luogo di lavoro un posto dove è piacevole stare e dove possono svilupparsi relazioni interpersonali valevoli di essere vissute e in grado di aumentare la coesione e l’efficacia dell’intero team di lavoro.

The Office: la serie

The Office è una serie televisiva americana in stile mockumentary che descrive la vita lavorativa quotidiana dei dipendenti della filiale di Scranton (Pennsylvania) della fittizia Dunder Mifflin Paper Company. La filiale è guidata dal dissennato e carismatico leader Michael Scott, il quale passa le sue giornate a gestire i suoi altrettanto carismatici dipendenti.

The office logo

Il concentrato di scherzi, battutacce, pettegolezzi, romanticismo e scene non sense fa di questa serie uno spaccato surreale di un classico ambiente di lavoro americano, ma con un palpabile fondo di verità.

Cosa significa essere leader

Il libro di Daniel Goleman sulla Leadership (2001) si apre così:

I grandi leader sanno scuoterci, accendono il nostro entusiasmo e animano quanto di meglio c’è in noi. Quando cerchiamo di spiegare il segreto della loro efficacia, parliamo di strategia, lungimiranza, carica ideale. In realtà, però, la grandezza di una leadership si fonda su qualcosa di molto più primitivo: la capacità di far leva sulle emozioni”.

Nel corso del tempo sono state date più di 350 definizioni di leadership, condotte innumerevoli ricerche sul tema e versati fiumi d’inchiostro. Molte delle definizioni si concentrano sulle azioni organizzative che il leader (identificato spesso erroneamente con il solo ruolo di manager) dovrebbe mettere in atto per stimolare la produttività e il raggiungimento degli obiettivi organizzativi.

Queste definizioni, probabilmente, non sono ciò che ci serve. Questo perché, a prescindere dall’efficienza delle azioni, della strategia e dei processi, il successo di un leader dipende da come egli agisce. Se non è in grado di orientare le emozioni, individuali e della squadra, verso la giusta direzione e di creare coesione all’interno del team, le sue azioni perdono valore ed efficacia.

La leadership di Michael Scott

La leadership messa in atto da Michael Scott si nutre proprio di questa preponderanza della relazione sui processi organizzativi. Per lui è fondamentale che le persone di cui si è circondato si sentano “a casa”, che possano sentirsi libere di esprimere le proprie emozioni, perplessità e critiche e di chiedere aiuto se in difficoltà. E soprattutto, che si possano divertire.

L’ambiente ricreato da The Office è un luogo di lavoro dove ognuno sa qual è il suo obiettivo strategico, quale il suo ruolo e i suoi compiti. Ma è anche un ambiente, detta con le parole di Pam, la receptionist, dove “non sai mai cosa aspettarti da una giornata di lavoro”.

Questo contribuisce a stimolare la voglia di presentarsi ogni giorno in ufficio, di perseguire gli obiettivi in sintonia (e in competizione) con il collega della scrivania a fianco e dove ci si può permettere anche di essere se stessi, scongiurando quella divisione sempre più marcata, e spesso fonte di malessere, tra la persona che si è al lavoro e quella che si è nella vita privata.

Michael Scott, con tutte le sue stranezze, compresa la sua necessità di costanti attenzioni, i suoi errori (umani) e l’assoluto disinteresse per il politically correct, riesce ad essere un punto di riferimento e un modello per i collaboratori più giovani, che sono ancora in cerca della loro identità professionale.

Vendere carta in una piccola città della Pennsylvania non è sicuramente il lavoro più stimolante a cui si possa mirare. Ma l’alchimia creata dal leader di questo piccolo ufficio, lo rende un lavoro che arricchisce la vita dei protagonisti, le cui vicende personali e professionali si mescolano per raggiungere quell’obiettivo più alto di trovare la felicità e il significato della propria quotidianità e della propria esistenza.

Quali spunti trarre dalla Leadership di Michael Scott

La leadership di Michael Scott è molto influenzata dalla sua personalità e matura nel corso della serie. I comportamenti messi in atto si contraddistinguono per essere sempre autentici, ottimisti, fiduciosi, pieni di speranza.

Anche se, come abbiamo detto prima, non vogliamo incasellare il discorso all’interno di una singola definizione, potremmo parlare di leadership autentica, così come definita da Luthans e Avolio (2003). Secondo gli autori, la leadership autentica è un processo che attinge sia da capacità psicologiche positive che da un contesto altamente sviluppato, e che si traduce in una maggiore consapevolezza di sé e dell’autoregolazione dei comportamenti positivi in base al contesto.

Un leader autentico, oltre ad essere fiducioso, ottimista, speranzoso e resiliente, nella sua lista delle priorità inserisce al primo posto lo sviluppo dei collaboratori affinché possano crescere e diventare essi stessi dei leader. E lo fa creando una relazione approfondita e promuovendo la coesione tra i diversi attori per giungere ad un arricchimento costante tramite la comunicazione interpersonale e il confronto.

6 consigli sulla leadership by Michael Scott

Quali sono le azioni da cui poter prendere spunto per diventare leader migliori?

Credits: hallofseries.com

Leadership: dare un senso e un significato chiaro al lavoro

Una delle abilità fondamentali che ogni leader dovrebbe avere è la capacità di motivare, di far capire che c’è un obiettivo “più alto” da raggiungere con il proprio lavoro. Motivare i dipendenti di una piccola azienda che vende carta è un compito di per sé già piuttosto complesso.

Michael però riesce a fare un ottimo lavoro: i dipendenti percepiscono un’identità condivisa e sono orgogliosi di essere ciò che sono. Il loro obiettivo è chiaro, ed è quello di vendere carta dando priorità alla relazione, sia essa con il cliente o con i propri colleghi. Il lavoro che portano avanti ha perciò un significato.

via giphy.com

Leadership: essere amichevole sentirsi parte del gruppo e non solo un supervisore

Se avete visto la serie tv, avrete compreso che Michael Scott ha un intenso bisogno di essere accettato e di piacere alle persone che lo circondano. Questo lo porta ad architettare tutta una serie di attività che possono sembrare totalmente inadeguate ad un contesto lavorativo.

Basti pensare ai “Dundies”, le serate di premiazione per i suoi dipendenti che includono premi per “le scarpe più bianche” e per il miglior “non entrare in bagno dopo di me”, oppure la giornata del Parkour, uno dei miei momenti preferiti dell’intera serie.

parkour leadership the office
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L’obiettivo ultimo di Michael è quello di far divertire i suoi collaboratori, di portarli a fare gruppo, di esprimersi, e di essere, a volte, anche il capro espiatorio da immolare per riguadagnare la coesione all’interno del team (come nel caso della fusione della sede di Scranton con quella di Stanford). Sente un profondo affetto per le persone che lo circondano, e spera di essere ricambiato.

Leadership: prediligere le relazioni di team, non solo quelle one to one

Michael fa un uso spropositato e spesso quasi assurdo delle riunioni di team. Sono presenti in quasi ogni episodio della serie. Egli vuole conoscere le opinioni e le proposte dei propri collaboratori anche per gli argomenti più impensabili.

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Queste riunioni costanti all’interno della sala conferenze stimolano e facilitano una partecipazione bilanciata di ognuno, spingendo i collaboratori a discutere della strategia del team e a condividere la propria conoscenza e competenza. Spesso queste riunioni diventano un po’ imbarazzanti perché vengono condivise troppe informazioni, spesso personali, ma le intenzioni di Michael sono “pure”.

Attenzione però, non prendete spunto dalla puntata in cui Michael cerca di far sentire a suo agio un suo collaboratore che scopre essere gay, portandolo a fare outing contro il suo volere.

La personalizzazione all’interno del luogo di lavoro deve essere adeguata alla sensibilità di ognuno e mai forzata verso l’eccesso.

Leadership: prendersi la responsabilità di risolvere i conflitti all’interno del team

Michael, durante la serie, si trova a dover risolvere un conflitto tra due collaboratori: Oscar, il contabile, è stufo di dover vedere ogni mattina il raccapricciante poster di Angela, sua vicina di scrivania.

Il poster incriminato

È inizialmente Toby, del reparto Risorse Umane, a prendersi la briga di risolvere la situazione, e lo fa come d’abitudine: ascoltando la lamentela e inserendola all’interno di un faldone che non verrà mai più aperto.

Ma Michael decide di intervenire e di prendersi la responsabilità di risolvere la diatriba. Egli pensa sia necessario parlarne e risolvere il conflitto, perché le conseguenze di un conflitto non risolto possono essere catastrofiche. Ben detto, Michael.

Seduti nella sala riunioni, i coinvolti iniziano a sfogliare il manuale “Gli attrezzi del mediatore”. Michael decide di seguire il metodo win-win-win e propone una soluzione in linea con l’assurdità della serie: Oscar dovrà portare una maglietta con la stampa del poster, così Angela potrà beneficiare della vista, mentre Oscar, indossandola, non avrà modo di vederlo. E Michael avrà risolto il conflitto con successo. Win-win-win.

Preso dall’entusiasmo, il leader decide di riportare alla luce tutte le lamentele archiviate da Toby. Questo genera il caos, perché riporta in auge problematiche che erano state ormai dimenticate. Michael scopre che la negoziazione non è cosa facile, ma è necessaria per mantenere un ambiente di lavoro sano e positivo e lui deve esserne il responsabile e primo promotore.

Leadership: concedere momenti di svago in situazioni particolarmente stressanti

Alla Dunder Mifflin di Scranton non mancano di certo le feste ed i momenti di convivialità. Ogni occasione è buona per festeggiare, soprattutto alla chiusura di un contratto o al raggiungimento di un obiettivo importante.

Le feste sono i momenti di convivialità più densi durante gli episodi. Qui, le storie dei personaggi si evolvono e le relazioni si rinsaldano. Questi eventi servono anche a far calare la tensione e a dare un momento di tregua.

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L’impressione che il proprio capo si interessi a loro, porta i collaboratori a diminuire il malessere che vivono in un ambiente che può essere particolarmente stressante per la mole di lavoro e il costante contatto con i clienti.

Leadership: pensare alla crescita dei propri dipendenti prima che ai risultati

Michael incoraggia costantemente la sua squadra a guardare avanti, anche all’esterno dell’azienda, se dovesse essere necessario per la crescita individuale. Ci si aspetta che i dirigenti pensino solo al futuro della propria azienda, ai ricavi, guadagni e alla crescita futuri. Ciò che non sempre è chiaro è che una persona che si sente al pieno delle proprie capacità, saprà raggiungere gli obiettivi in modo più efficace ed efficiente, con ampio guadagno dell’azienda.

Michael Scott non distingue nettamente tra vita privata e vita professionale dei propri dipendenti, proprio perché ha creato un ambiente dove essi possono svilupparsi come Persone.

La storia d’amore impossibile tra Jim e Pam è uno dei pilastri della serie. Jim passa un duro momento dopo una festa, la “Booze Cruise” dove il fidanzato di allora di Pam, in un momento di ubriachezza, le chiede di sposarlo.

Jim lascia la festa per fare i conti con il suo dolore e incontra Michael. Egli si aspetta che il suo capo lo prenda in giro e si cimenti in battute e consigli senza senso. Invece, gli dà un consiglio fondamentale: non rinunciare mai a qualcosa se questo rappresenta qualcosa di importante per lui. Ed è anche grazie a questo consiglio e alla presenza di Michael se, alla fine della serie, Jim e Pam finalmente si sposano.

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Un leader non è solo un capo, è una guida, un modello di comportamento che può orientare le percezioni e le azioni delle persone che compongono il team. Michael sa (più o meno inconsciamente) che le persone che collaborano alla Dunder Mifflin non sono solo lavoratori, sono individui che si portano dietro il loro fardello di esseri umani. Anche per questo la sua filiale dà ottimi risultati.

Il significato del lavoro

The Office è una serie tv che ci diverte e ci tiene compagnia in modo irriverente, ma può anche farci riflettere sugli ambienti di lavoro che ogni giorno viviamo. Penso sia l’obiettivo di ognuno trovare un ambiente dove poter utilizzare ed approfondire le proprie capacità e conoscenze e dove percepire un senso nelle proprie azioni.

Solo così il lavoro smetterà di essere funzionale alla mera sopravvivenza e potrà rappresentare un’integrazione alla propria vita, che permetta di dare spiegazione alle questioni più propriamente esistenziali.

Il leader può essere la chiave di volta per questo cambiamento nella concezione del lavoro e può dotare di senso il proprio agire professionale nell’ottica di fare la differenza per sé per le proprie persone.

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